A Mistress Story A Mistress Story di LadySweetLash (2011) Quando mi è stata chiesta la genesi del mio ruolo, sono rimasta basita: non ho mai pensato fosse importante, non al punto da essere raccontata. Eppure, giorno dopo giorno, quest’idea solleticava il mio ego tutt’altro che ipertrofico, mi titillava la sensazione che, pur non essendo una storia solo mia, doveva e voleva nascere come quei testardi fiori di cactus del deserto del Mojave, vicino alle alture del Sangre de Christo. Da ragazzina non amavo quei filmoni comunemente definiti “in costume” o “pepli” per l’attinenza storica, ma da sempre il Cleopatra di Cecil B. DeMille è il mio preferito, l’alterigia di Liz Taylor e quel profilo da antico romano sassone di Richard Burton, i costumi e le scenografie mi trasportavano in quell’epoca che ho sempre amato, nel mio piccolo studiato. E pur non avendo il phisique du role mi calavo nei panni di una delle Regine più colte e più tragiche del mondo antico, non una guerriera pacificatrice come Hatshepsut, non una meraviglia come Nefertiti. Colta, disinibita, astuta, intelligentissima, Cleopatra ero io. L’idea che qualcuno provasse una qualsiasi emozione legando, imbavagliando, frustando, e per un certo verso stuprando la mente altrui mi scavava come un tarlo. Volevo sapere, volevo conoscere, volevo CAPIRE. Chiesi ad un amico di Udine come potevo avvicinarmi a quel mondo del quale neppure, allora, conoscevo il nome, quel pianeta sconosciuto che ho sempre accostato non al proibito ma alla prevaricazione, senza crederci. Mi diede un paio di indirizzi di siti, mi ci iscrissi, li esplorai, e fu allora che iniziai a sentire sotto pelle un fremito, un brivido da tempo tenuto nascosto, eppure così confuso, nebuloso. Più proseguivo l’approfondimento, più ne restavo irretita. Così, basandomi sui miei trascorsi di vita, sui precedenti, “scelsi” il mio primo ruolo, che in quel pianeta era chiamato “schiava”. Tramite internet e quei siti conobbi uomini che si definivano Padroni o Dominanti, molti dei quali mi davano la sensazione di essere alla ricerca di emozioni forti per provare un piacere che si era affievolito. Poi arrivò Marco, ligure, giovane. Ci parlammo a lungo, ci confidammo, mi sondò la testa e la mente, ed infine capì che avrebbe avuto una schiava che si riteneva tale solo per compiacergli, o per compiacere quegli stessi uomini che la snobbavano e deridevano i suoi rotoli di ciccia e la sua goffaggine, e quel vago sentirsi almeno 3 gradini sotto agli altri. Marco mi aiutò a capire che non dovevo e non potevo scegliere un ruolo che non aveva niente a che fare con la mia natura tendenzialmente dominante e snob, che non potevo sottomettermi quando tutto il mio essere si sarebbe ribellato a quelle che, ancora allora, consideravo angherie. Preferì rinunciare per farmi crescere, infine sbocciare, e rendermi quella che sono oggi. Mi regalò il disegno di un tatuaggio, le nostre iniziali così uguali, che porto alla caviglia destra, una M intrecciata ad un ramo di spine; per quanto ne so, l’abbiamo lui ed io. Scelsi il nick che oggi mi rende conosciuta, lo pensai tre giorni, lo cercai sul vocabolario d’inglese, il termine arcaico di un tipo di fruste, lo staffile e lo scudiscio, la cui traduzione porta quasi tutti a declinarlo come “ciglia” mentre Lash ha altro significato. Lo feci precedere da sweet, “dolce”, perché sapevo che con le fruste avrei avuto un rapporto d’amore e di conoscenza che ne avrebbe fatto la mia caratteristica, ed il ruolo, Lady, che doveva immediatamente identificarmi come facente parte della Dominante. LadySweetLash, acronimizzato in LSL, nacque così, e da allora me lo porto ovunque vado, esaltato ed infangato, famigerato e famoso, comunque sia mio. Non c’è niente di trascendentale nella mia storia, milioni sono simili ad essa, mattone dopo mattone ho costruito e migliorato le mie capacità, tutt’ora prima di cominciare qualsiasi pratica nuova mi informo dove e come posso, non lo trovo affatto come uno sminuirsi, ma come un voler essere ben attenta nei confronti di coloro che si affidano a me. La mia è una teoria quasi banale, ma mi piace pensare di essere non una regina ma una regista, mi piace sapere che io e solo io posso esaudire i desideri dell’altro i quali, spesso, sono gli stessi miei. Dopo tanti anni, ancora adesso scopro sottigliezze che non avrei pensato esistessero, fermo restando rigidi paletti che non ho nessunissima idea di travalicare, primo fra tutti il mio benessere mentale. La mia storia finisce qui. Crescerò di giorno in giorno, ho cominciato nell’ottobre del 2003 sbagliando il ruolo, continuerà sino a quando avrò forza e pazienza di cercare quel che voglio, e che so di volere. di LadySweetLash (2011) Quando mi è stata chiesta la genesi del mio ruolo, sono rimasta basita: non ho mai pensato fosse importante, non al punto da essere raccontata. Eppure, giorno dopo giorno, quest’idea solleticava il mio ego tutt’altro che ipertrofico, mi titillava la sensazione che, pur non essendo una storia solo mia, doveva e voleva nascere come quei testardi fiori di cactus del deserto del Mojave, vicino alle alture del Sangre de Christo. Da ragazzina non amavo quei filmoni comunemente definiti “in costume” o “pepli” per l’attinenza storica, ma da sempre il Cleopatra di Cecil B. DeMille è il mio preferito, l’alterigia di Liz Taylor e quel profilo da antico romano sassone di Richard Burton, i costumi e le scenografie mi trasportavano in quell’epoca che ho sempre amato, nel mio piccolo studiato. E pur non avendo il phisique du role mi calavo nei panni di una delle Regine più colte e più tragiche del mondo antico, non una guerriera pacificatrice come Hatshepsut, non una meraviglia come Nefertiti. Colta, disinibita, astuta, intelligentissima, Cleopatra ero io. L’idea che qualcuno provasse una qualsiasi emozione legando, imbavagliando, frustando, e per un certo verso stuprando la mente altrui mi scavava come un tarlo. Volevo sapere, volevo conoscere, volevo CAPIRE. Chiesi ad un amico di Udine come potevo avvicinarmi a quel mondo del quale neppure, allora, conoscevo il nome, quel pianeta sconosciuto che ho sempre accostato non al proibito ma alla prevaricazione, senza crederci. Mi diede un paio di indirizzi di siti, mi ci iscrissi, li esplorai, e fu allora che iniziai a sentire sotto pelle un fremito, un brivido da tempo tenuto nascosto, eppure così confuso, nebuloso. Più proseguivo l’approfondimento, più ne restavo irretita. Così, basandomi sui miei trascorsi di vita, sui precedenti, “scelsi” il mio primo ruolo, che in quel pianeta era chiamato “schiava”. Tramite internet e quei siti conobbi uomini che si definivano Padroni o Dominanti, molti dei quali mi davano la sensazione di essere alla ricerca di emozioni forti per provare un piacere che si era affievolito. Poi arrivò Marco, ligure, giovane. Ci parlammo a lungo, ci confidammo, mi sondò la testa e la mente, ed infine capì che avrebbe avuto una schiava che si riteneva tale solo per compiacergli, o per compiacere quegli stessi uomini che la snobbavano e deridevano i suoi rotoli di ciccia e la sua goffaggine, e quel vago sentirsi almeno 3 gradini sotto agli altri. Marco mi aiutò a capire che non dovevo e non potevo scegliere un ruolo che non aveva niente a che fare con la mia natura tendenzialmente dominante e snob, che non potevo sottomettermi quando tutto il mio essere si sarebbe ribellato a quelle che, ancora allora, consideravo angherie. Preferì rinunciare per farmi crescere, infine sbocciare, e rendermi quella che sono oggi. Mi regalò il disegno di un tatuaggio, le nostre iniziali così uguali, che porto alla caviglia destra, una M intrecciata ad un ramo di spine; per quanto ne so, l’abbiamo lui ed io. Scelsi il nick che oggi mi rende conosciuta, lo pensai tre giorni, lo cercai sul vocabolario d’inglese, il termine arcaico di un tipo di fruste, lo staffile e lo scudiscio, la cui traduzione porta quasi tutti a declinarlo come “ciglia” mentre Lash ha altro significato. Lo feci precedere da sweet, “dolce”, perché sapevo che con le fruste avrei avuto un rapporto d’amore e di conoscenza che ne avrebbe fatto la mia caratteristica, ed il ruolo, Lady, che doveva immediatamente identificarmi come facente parte della Dominante. LadySweetLash, acronimizzato in LSL, nacque così, e da allora me lo porto ovunque vado, esaltato ed infangato, famigerato e famoso, comunque sia mio. Non c’è niente di trascendentale nella mia storia, milioni sono simili ad essa, mattone dopo mattone ho costruito e migliorato le mie capacità, tutt’ora prima di cominciare qualsiasi pratica nuova mi informo dove e come posso, non lo trovo affatto come uno sminuirsi, ma come un voler essere ben attenta nei confronti di coloro che si affidano a me. La mia è una teoria quasi banale, ma mi piace pensare di essere non una regina ma una regista, mi piace sapere che io e solo io posso esaudire i desideri dell’altro i quali, spesso, sono gli stessi miei. Dopo tanti anni, ancora adesso scopro sottigliezze che non avrei pensato esistessero, fermo restando rigidi paletti che non ho nessunissima idea di travalicare, primo fra tutti il mio benessere mentale. La mia storia finisce qui. Crescerò di giorno in giorno, ho cominciato nell’ottobre del 2003 sbagliando il ruolo, continuerà sino a quando avrò forza e pazienza di cercare quel che voglio, e che so di volere.
sandrokan77_it@yahoo.it says ciao liliana paoloco says ciao caro dimi sandrokan77_it@yahoo.it says niente.. websex significa che ti esibisci a pagamento immagino?? liliana paoloco says certo mica gratis sandrokan77_it@yahoo.it says ok…allora puoi anche cancellarmi solo una curiosità..ma c’è davvero qualcuno cosi stupido che paga per vedere una che si spoglia?? liliana paoloco says ma se mi hai aggiunto ,che credevi?che facciocamgirl per i poveri? sandrokan77_it@yahoo.it says nn lo sapevo che facessi camgirl sennò mica t aggiungevo liliana paoloco says nn sono stupidi,ce gente che vuogle vedere una girl che fa un show, un streeptease ,senza andare in un nightclub non ce niente di stupido qua sandrokan77_it@yahoo.it says nooo mica..in un night almeno la vedi da vicino, t diverti con gli amici che ne so… in cam è un po triste la cosa..cmq meglio cosi, una disoccupata in cerca d lavoro in meno.. liliana paoloco says nn sono disocupata,sonno studentesa,lavoro anche,credevi che vivo per fare solo webcam?comq nn sei primo che dice ste cose,vai a trovare la realta ,,nn stare in mondo virtuale se vuoi qualcosa reale
uno dei miei video di presentationeuna index.asp
Luca, un ragazzo di vent’anni che vive ad Hârşova, una piccola cittadina nei pressi del Danubio, seduce le ragazze, le fa innamorare di sè e poi le inserisce in un circuito di traffico umano a Constanţa. La polizia definisce il suo sistema “il metodo dell’innamoramento” e coloro che ne fanno ricorso sono chiamati ‘loverboys’. Quando Luca si innamora seriamente di una ragazza di nome Veli, la sua vita cambia drasticamente.







